Tu hai la fede ed io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, ed io con le mie opere ti mostrerò la mia fede.
Giacomo, fratello di Gesù e primo capo della chiesa di Gerusalemme
Tu hai la fede ed io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, ed io con le mie opere ti mostrerò la mia fede.
Giacomo, fratello di Gesù e primo capo della chiesa di Gerusalemme
La croce e il crocifisso non hanno lo stesso significato Molto prima che a qualcuno venisse in mente di usare un simbolo di morte (il crocifisso) come rappresentazione di una religione (il cristianesimo cattolico) e molto prima che quella religione esistesse, c’era un altro simbolo ad essere adottato da molte culture: La croce. E’ la croce ad essere tra i più universali ed antichissimi simboli. Esso acquista molti significati, di base è la combinazione della dualità, il braccio orizzontale è stato associato con il terrestre, il mondano, il femminile, il temporale, il distruttivo, ed il negativo, il passivo, e la morte, mentre il braccio verticale assume una connotazione del celeste, lo spirituale, il maschile, l’ eterno, il creativo, il positivo, l’ attivo, e la vita.
In campo religioso, molte culture (sia pagane che nel cristianesimo antico) associavano alla croce il significato della perfetta armonia tra il verticale e l’orizzontale, il trascendente e l’immanente, il piano immateriale e quello fisico. Era, ma ancora oggi lo è, il simbolo del positivo (“+” anche in matematica), della progressione, di ciò che si somma, di ciò che aumenta.
A volte nel cristianesimo primitivo si usava aggiungere la raffigurazione di un agnello a quella della croce, sempre con l’intento di rappresentare la vita e non la morte.
Il crocifisso invece, è la rappresentazione di un mezzo di morte (pratica tipica dell’impero romano). E’ un uomo a cui viene afflitta una tortura (che porta quasi sempre alla morte). Nella religione cristiana il crocifisso è una croce munita di un dipinto o la scultura di Gesù. I crocifissi apparvero per la prima volta nel V secolo, e dal IX secolo gli artisti medievali utilizzarono questa rappresentazione realistica della sofferenza di Cristo. La nuova moda delle immagini che drammaticamente trasmettevano il pathos emotivo della sofferenza e della pietà. Durante la Riforma, i protestanti generalmente ripudiarono l’uso di immagini religiose di rappresentanza, pertanto il crocifisso è diventato il simbolo del cattolicesimo romano. Con Giustiniano II la croce venne sostituita dal crocifisso.
Il crocifisso induce a pensare l’idea di un salvatore sofferente, della “sofferenza” come mezzo per raggiungere e/o compiacere Dio. Tale concezione non rappresenta per nulla l’insegnamento di Gesù, che invece si basava su consigli ed esempi, miranti al perfezionamento e al raggiungimento della consapevolezza individuale. Non siamo nati per dover “fare” qualcosa ma per “diventare” consapevoli del tutto.
Un asino che girava una macina fece cento miglia, camminando. Quando fu slegato, trovò che era ancora nello stesso posto. Ci sono uomini che camminano molto e non avanzano affatto. Quando è venuta per loro la sera, essi non hanno visto nè città nè villaggi, nulla di fatto dall’uomo nè di naturale, nessuna potenza nè angeli. Questa gente miserabile ha faticato per niente.
(Vangelo di Filippo)
Il senso è ovvio ed è sempre lo stesso: Chi non agisce in funzione di un proprio perfezionamento non sfrutta la sua esistenza e qualsiasi altra cosa farà, campasse cent’ anni, sarà inutile e avrà vissuto per niente.
Fr. Anthony de Mello, S.J. (1931—1987) era un prete gesuita e psicoterapeuta che divenne famoso per i suoi libri sulla spiritualità.
Organizzava molti ritiri spirituali ed era considerato un oratore pubblico di qualità. Padre de Mello nacque a Santa Cruz, un sobborgo di Mumbai in India.
Viaggiò in parecchi paesi per studiare e più tardi per insegnare, principalmente in Spagna e negli Stati Uniti.
De Mello fondò un centro di preghiera in India.
Morì improvvisamente nel 1987. I suoi lavori sono ancora ristampati e scritti inediti sono stati pubblicati dopo la sua morte.
Nel 1998, dopo la sua morte, alcune delle sue opinioni furono condannate dalla Congregazione della Dottrina della Fede. L’allora cardinale Joseph Ratzinger, che più tardi diventò Papa Benedetto XVI, scrisse per la Congregazione: «Ma già in alcuni passaggi di suoi lavori giovanili e maggiormente nelle sue ultime pubblicazioni, si nota un progressivo allontanamento dai contenuti essenziali della fede cristiana. … Con la presente Notifica, nell’ottica di proteggere il buono del fedel cristiano, questa Congregazione dichiara che le posizioni summenzionate sono incompatibili con la fede cattolica e possono causare grande danno.»
La scomunica fu più tardi sospesa anche se nei suoi libri fu inserito al termine una Notifica: «I libri di Padre Anthony de Mello sono stati scritti in un contesto multi-religioso per aiutare i fedeli di altre religioni, agnostici ed atei nella loro ricerca spirituale, e non erano intesi dall’autore del manuale come istruzioni per i fedeli cattolici nel dogma o nella dottrina cristiano-cattolica.»
Noncuranti della Scomunica e della successiva Notifica, i suoi scritti erano disponibili in molte librerie cattoliche e vengono letti e rispettati da molti cattolici e da fedeli di altre denominazioni cristiane.
Esempi scelti da me, delle splendide cose scritte da quest’ uomo:
Alcuni fedeli della religione cristiana si sono ritrovati nel giro di una sola generazione da perseguitati a persecutori, da non tollerati a intolleranti.
Nel 313 Costantino aveva emesso il suo editto di tolleranza, nel 325 si tenne il fondamentale concilio di Nicea. Pochi decenni dopo, alla fine del IV secolo, l’imperatore Teodosio decretò che la religione cristiana da ammessa, giustificata, tollerata, doveva essere considerata la sola religione possibile. Nel giro di 60-80 anni, la situazione per il cristianesimo si capovolse:
«È nostra volontà che tutti i popoli sui quali regna la nostra benevolenza vivano nella religione che l’apostolo Pietro ha insegnato ai Romani. Questo vuol dire che, seguendo l’insegnamento evangelico, crediamo alla divinità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, in pari maestà e pia trinità. Ordiniamo che quanti seguono questa legge possono prendere il nome di cristiani cattolici, ma che gli altri, che giudichiamo pazzi e dementi, debbano patire l’infamia di una dottrina eretica, e che i loro luoghi di assemblea non possano chiamarsi “chiese”». (Teodosio, imperatore d’Oriente, fine Febbraio 380).
Premetto che è solo a titolo di curiosità che prendo in esame i 4 simboli dei vangeli canonici. Curiosità che nasce dall’osservazione di due diverse spiegazioni per i suddetti simboli. In realtà sapere la verità su questa cosa è poco importante, anzi… ai fini del perfezionamento interno è inutile, però mi sono accorto che la maggior parte considera la simbologia “uomo”, “leone”, “bue”, “aquila” come rappresentante i 4 evangelisti e non Gesù.
Di solito si dice che la simbologia nasca dalla visione del profeta Ezechiele e dall’Apocalisse, dove si parla dei 4 esseri viventi che trainano il cocchio di Dio (o una cosa del genere). La si associa poi ai vangeli del canone in questo modo:
La versione che preferisco però, è quella che associa la simbologia non agli autori dei vangeli canonici, ma alla diversa interpretazione che loro danno di Gesù:
Chissà perchè, vari mercanti che furono testimoni degli ultimi eventi che riguardavano Gesù, una volta tornati (o andati) in India, raccontarono una storia non proprio simile a come la conosciamo noi attraverso i vangeli del canone. Tale testimonianza, venne scritta e custodita in vari monasteri orientali, sottoforma di rotoli che nel tempo furono copiati varie volte, ma mai in numero così elevato da garantirne una diffusione simile agli altri documenti analoghi che conosciamo noi in occidente. Queste testimonianze risalgono a non più di 4 anni dopo la crocifissione.
I resoconti di quel che avvenne dopo il ritorno di Issa (Gesù come è chiamato in oriente sui rotoli e nella tradizione orale) in Palestina, anche se simili a quel che viene raccontato nei Vangeli contengono grosse differenze rispetto a questi. Nella vita del Santo Issa Giovanni Battista non compare; la Resurrezione è omessa, se non completamente negata; con una singolare inversione di ruoli (o forse una alterazione della storia dovuta alla trasmissione orale di fatti avvenuti in luoghi lontani, alla traduzione e copia), Pilato – che è chiaramente l’antagonista – cerca con una serie di intrighi di intrappolare Issa e alla fine lo condanna, mentre i sacerdoti Giudei e gli anziani non lo considerano colpevole.
Pilato temeva la popolarità di Issa e la possibilità che diventasse re. Dopo che Issa aveva predicato per tre anni, Pilato ordinò a una spia di accusarlo. Issa venne arrestato e i soldati romani lo torturarono nel vano tentativo di estorcere una confessione di tradimento.
Udendo le sue sofferenze, i capi sacerdoti e gli anziani implorarono Pilato di liberare Issa in occasione di una grande festa. Quando Pilato rifiutò decisamente la loro supplica, gli chiesero di far comparire Issa davanti al tribunale degli anziani in modo che prima della festa potesse essere assolto o condannato. Pilato acconsentì.
Issa venne processato insieme con due ladri. Durante il processo, Pilato interrogò Issa e produsse false testimonianze contro di lui. Issa perdonò i falsi testimoni e rimproverò Pilato che, in preda all’ira, assolse i due ladri e condannò a morte Issa. I giudici dissero a Pilato: “Non ci assumeremo la grave colpa di condannare un uomo innocente assolvendo dei ladri”, e si lavarono le mani in un recipiente sacro dicendo: “Noi non siamo colpevoli della morte di quest’uomo giusto”.
Pilato allora ordinò che Issa e i due ladri venissero inchiodati alle croci. Al tramonto, Issa perse conoscenza e la sua anima lasciò il corpo “per assorbirsi nella Divinità”.
Diffidando del popolo, Pilato restituì il corpo di Issa ai genitori che lo seppellirono vicino al luogo dell’esecuzione. Una moltitudine di gente venne a pregare alla tomba di Issa. Tre giorni dopo Pilato, temendo un’insurrezione, mandò i suoi soldati a togliere il corpo di Issa per seppellirlo in qualche altro luogo.
Il giorno seguente la gente trovò la tomba di Issa aperta e vuota, il che causò l’immediato diffondersi della diceria “che il Giudice Supremo aveva mandato i suoi angeli per portare via le spoglie mortali del santo in cui dimorò in terra una parte dello Spirito Divino”. Il testo termina con la persecuzione dei seguaci di Issa, i discepoli che vanno in giro per il mondo a predicare, la conversione dei pagani, dei loro re e guerrieri.
Gesù fino ai 30 anni ha lavorato come carpentiere o ha fatto qualcosa di molto più fruttuoso dal punto di vista del perfezionamento?
Alle tante verità omesse dalla Chiesa, si và ad aggiungere la preparazione (alla predicazione che svolgerà in seguito) di Gesù durante la fascia di età compresa tra i 12-13 anni e i 29-30 anni. Nonostante siano molti quelli che si definiscono “cristiani cattolici”, quasi la totalità di questi non sa nulla del Cristo a cui si rifà la propria religione, se non le nozioncine-base impartite durante il catechismo e che si basano su tradizioni create dal nulla o alterando altre già pre-esistenti.
Nel 1887 si scoprì (e in seguito si divulgò) come Gesù visse quel periodo della sua vita che non è riportato nei vangeli, e che precede l’inizio della propria missione tra il suo popolo.
Nonostante questo, pochi oggi sono a conoscenza di questa informazione… ma non c’è da stupirsi, dato che il “cristiano medio” non sa praticamente nulla e quello che sa è pure sbagliato.
Dopo la scoperta avvenuta nel 1887 da parte di Notovitch, altri negli anni successivi hanno potuto dare il proprio contributo per dimostrare che era vera (nel 1922 Swami Abhedananda, nel 1925 Nicholas Roerich, nel 1939 Elisabeth Caspari, ecc…). Tale scoperta si basava nell’aver potuto riportare quanto scritto su vecchi documenti che riguardavano Gesù, custoditi in antichi monasteri nel Tibet.
Secondo questi documenti (oltre che alla tradizione tramandata nei secoli tra quelle popolazioni e soprattutto in India), Gesù trascorse circa 16-17 anni della sua vita in oriente, viaggiando in India, Nepal, Ladak e Tibet fin dall’età di tredici anni, sia in qualità di studente che di insegnante.
Al tredicesimo anno di Issa (così veniva chiamato in oriente Yehoshua bar Yosef), il primo degli “anni sconosciuti”, il tempo in cui secondo la storia, “un israelita deve prendere moglie”, inizia la storia occultata dai vangeli.
La casa dei suoi genitori, malgrado fosse modesta, diventò un luogo frequentato da ricchi e nobili che desideravano avere come genero il giovane Issa, “già famoso per i suoi discorsi edificanti nel nome dell’Onnipotente”.
Issa aveva altri progetti. Secondo il manoscritto pubblicato da Notovitch, lasciò segretamente la casa paterna, partì da Gerusalemme con una carovana di mercanti e andò in Oriente per perfezionarsi nella “Parola Divina” e studiare le leggi dei grandi Budda.
Si dice che Issa aveva quattordici anni quando attraversò il Sind, una regione che attualmente si trova nel sud-est del Pakistan nella parte inferiore della valle del fiume Indo, e si stabilì presso gli “Arya” (senza dubbio un riferimento agli Ariani che migrarono nella valle dell’Indo all’inizio del secondo millennio a.C.).
La sua fama si diffuse e i giainisti gli chiesero di rimanere con loro. Lui andò invece a Jagannath dove venne gioiosamente ricevuto dai sacerdoti bramini che gli insegnarono a leggere e comprendere i Veda, a insegnare, guarire e fare esorcismi.
Issa passò sei anni a studiare e insegnare a Jagannath, Rajagriha Benares e altre città sante.
Venne coinvolto in una discordia con i bramini e gli kshatriya (la casta sacerdotale e guerriera) perché insegnava le sacre scritture alle caste inferiori: i vaisya (agricoltori e mercanti) e i sudra (i contadini e i lavoratori).
I bramini dicevano che i vaisya erano autorizzati ad ascoltare la recitazione dei Veda solamente durante le feste religiose e i sudra non dovevano ascoltarli affatto, essi non erano autorizzati nemmeno a guardarli.
Invece di obbedire alle loro ingiunzioni, Issa predicò ai vaisya e ai sudra contro i bramini e gli kshatriya. Venuti a conoscenza della sua denuncia, i sacerdoti e i guerrieri complottarono per metterlo a morte.
Messo in guardia dai sudra, Issa lasciò Jagannath nottetempo e si recò ai piedi dell’Himalaya nella parte meridionale del Nepal dove cinquecento anni prima era nato il principe della famiglia dei Sakya il grande Budda Sakyamuni (un nome di Gautama), letteralmente: il saggio (muni) della stirpe dei Sakya.
Dopo sei anni di studio Issa era diventato “un perfetto interprete delle sacre scritture”. Lasciò poi l’Himalaya e andò verso occidente predicando lungo il percorso contro l’idolatria, per ritornare infine in Palestina all’età di ventinove anni.
Allegoria (greco, allegoria). Procedimento che descrive una cosa sotto forma di un’altra.
Anagogia; anagogico (greco). Significato mistico o escatologico di un testo biblico.
Apatia (greco). Indifferenza per le condizioni terrene, impassibilità, serenità, altruismo e invulnerabilità.
Apocalisse (greco, apokalypsis). Letteralmente, “svelamento” o rivelazione. Si riferisce spesso alla rivelazione sugli “ultimi giorni”, o sulla fine dei tempi.
Apologia (latino). Spiegazione razionale. Gli apologeti cristiani tentavano di spiegare razionalmente la loro fede per convincere i pagani.
Apofatico (greco). Silenzioso; detto di esperienza che trascende la parola. I cristiani greci giunsero a ritenere che ogni teologia dovesse contenere un elemento paradossale di quiete e riserbo affinchè fosse enfatizzata l’ineffabilità del mistero divino.
Bavli. Il Talmud babilonese (vedi).
Binah (ebraico). L’intelligenza, terza sefìrah (vedi) del mito cabalistico della creazione e redenzione. Detta anche Madre Superna, l’utero che, penetrato dalla Hokhmah (vedi), mette al mondo le sette sefiroth “inferiori”, e quindi tutto quanto esiste.
Cabala (ebraico, “tradizione ereditata”). La tradizione mistica dell’ebraismo.
Cabala lurianica. Forma di cabala (vedi) avviata da Isaac Luria nel XVI secolo e fondata sul mito di Zimzum (vedi).
Canone. Letteralmente, norma o decreto; l’elenco dei libri accettati ufficialmente nella Bibbia ebraica e cristiana.
Cristo (greco, christos). Traduzione greca dell’ebraico meshiah, (messia, vedi), l’unto; titolo attribuito dai primi cristiani a Gesù di
Nazareth.
Coincidentia oppositorum (latino). Concordanza degli opposti nozione che definisce un’esperienza estatica, allorché svaniscono se
parazioni e contraddizioni nella percezione dell’unità di tutte le cose; indizio numinoso di armonia e integrità.
Darash (ebraico). Studiare, indagare, cercare. Verbo usato anche dai cabalisti per descrivere il senso morale o omiletico della scrittura nell’esegesi Pardes (vedi).
Demiourgos (greco). Artefice. Nel Timeo di Piatone era l’artefice divino, subalterno del Dio Supremo, colui che diede forma e coerenza al mondo della materia, rendendolo omologo alle forme eterne. Gli gnostici usavano il termine demiourgos per identificare il Dio della Bibbia ebraica, responsabile della creazione del malvagio mondo materiale.
Deuteronomio; deuteronomista (greco, deuteronomion, seconda legge). In origine, il termine si riferiva all’ultimo discorso di Mosè, prima della sua morte sul Monte Nebo, di cui si parla nel quinto libro del Pentateuco. Ma il termine è usato anche per i riformatori che composero il Deuteronomio e i libri storici di Samuele e Re nel VII secolo a.C.
Devekut (ebraico). “Attaccamento” a Dio. La perenne coscienza del divino cui aspiravano gli Hasidim.
Din (ebraico). Giudizio severo; la quinta sefìrah (vedi) del mito cabalistico della creazione e rivelazione. Nella cabala lurianica (vedi), essa rappresentava il potenziale malvagio della divinità, che assunse prevalenza dopo la catastrofe primordiale della “rottura dei vasi” (vedi).
Divinità. La fonte del divino; radice occulta del divino, l’En Sof(vedi).
Dogma (greco). Termine usato dai cristiani di lingua greca per definire le tradizioni occulte e ineffabili della Chiesa, comprensibili soltanto a livello mistico ed espresse in senso simbolico. In Occidente, la parola è diventata sinonimo di corpus di opinioni, ratificate categoricamente da un’autorità.
Dynameis (greco). I “poteri” divini, termine usato dai Greci per denotare l’attività di Dio nel mondo naturale, così com’è descritta nella Bibbia. La si doveva distinguere nettamente dalla inaccessibile ousia (vedi), o essenza, divina.
Economia. Governo divino del mondo, l’ordine provvidenziale, il sistema sotteso all’intera realtà.
Ekstasis (greco, “essere fuori di sé”). L’estasi che porta il fedele fuori di sé e dell’esperienza mondana.
Ekklesia (greco). Chiesa, congregazione.
Emanazione. Il processo mediante il quale s’immaginava che i diversi gradi di realtà promanassero da un’unica fonte primordiale, che ebrei, cristiani e musulmani identificavano con Dio. Per descrivere le origini della vita, alcuni preferivano avvalersi della metafora dell’emanazione anziché di quella della creazione istantanea di tutte le cose ex nihilo (vedi).
Energeiaei (greco, energie). Le attività di Dio nel mondo che ci permettono di intravederLo. Come nel caso di dynameis (vedi), si usa questo termine per distinguere l’idea umana di Dio dalla realtà, ineffabile e incomprensibile.
En Sof (ebraico, senza fine). L’essenza imperscrutabile, inaccessibile e inconoscibile di Dio nella filosofia mistica della cabala; la Divinità, la radice o fonte nascosta del divino.
Epitalamio (derivazione latina). Canto nuziale, descrive l’unione di sposo e sposa.
Ermeneutica (greco). L’arte dell’interpretazione, specie delle scritture.
Escatologia. Derivazione dal greco eskaton: la “fine”. Studio degli “ultimi giorni” e della fine dei tempi.
Esegesi (greco). “Condurre fuori”; l’arte d’interpretare e spiegare il testo biblico.
Ex nihilo (latino, dal nulla). Sintagma usato per descrivere la creazione divina dell’universo dal nulla, in un’unica frazione di tempo, libera e spontanea. Alcuni filosofi lo ritengono un concetto impossibile, poiché nella teologia razionale greca l’universo è eterno e Dio impassibile, non soggetto ad azioni e cambiamenti improvvisi.
Gaon (ebraico). Il “capo” o rettore di un’accademia rabbinica.
Gemara (ebraico). Esegesi. Nel Talmud (vedi), si riferisce al com mento sulla Mishnah (vedi).
Gentili. I non ebrei; deriva dal latino gentes, traduzione dell’ebraic goyim (vedi), le “nazioni straniere”.
Gnosticismo (dal greco). Forma di cristianesimo che attribuisce importanza alla gnosis, una “conoscenza” che riscatta, e che distingue il Dio Supremo, del tutto spirituale, colui che ha inviato Gesù come suo rappresentante, dal demiourgos (vedi) rivelato nella Bibbia ebraica, che aveva creato il mondo malvagio della materia.
Goyim (ebraico). Le nazioni straniere; i gentili.
Halakhah; halakoth (ebraico). Decreto legale rabbinico.
Haredim (ebraico, i “tremanti”). Termine derivato da Isaia 66: 5, ove si fa riferimento agli Israeliti devoti che “tremano” davanti alla parola del Signore, e che è stato applicato agli ebrei ultraortodossi. (Nella versione italiana della cei si parla di «voi che venerate la sua parola», n.d.t).
Hasid (ebraico, “pio”), Hasidim. Movimento ebraico di riforma mistica, fondato nell’XVIII secolo da Baal Shem Tov.
Haskalah (ebraico). L’illuminismo ebraico fondato da Moses Men-delssohn.
Hesed (ebraico). In origine, “fedeltà” cultuale o tribale; poi “amore” o “pietà”. La sesta sefìrah (vedi) nel mito cabalistico della creazione e rivelazione, accoppiata alla Din (vedi); hesed deve sempre mitigare il severo giudizio di Dio.
Hod (ebraico, “maestà”). L’ottava sefirah (vedi) nel mito cabalistico della creazione e rivelazione.
Hokhmah (ebraico, “Sapienza”). Nella Bibbia, la Sapienza è l’impronta della creazione, il progetto divino che governa l’universo, poi identificato con la Torah (vedi). Hokhmah è anche la seconda sefìrah (vedi) nel mito cabalistico della creazione e rivelazione, che si fonde con la prima sefirah come “punto” che penetra l’utero di Binah (vedi).
Horoz (ebraico, “incatenamento”). Pratica rabbinica consistente nel “collegare” citazioni bibliche in una “catena” che produce l’esperienza estatica della coincidentia oppositorum (vedi).
Incarnazione (derivazione latina). Realtà spirituale che assume forma terrena; nel cristianesimo allude specificamente alla discesa del Logos (vedi), che si “fece carne” nel corpo umano di Gesù. Ipotesi (greco, argomento sottostante). In origine, senso nascosto di un testo, il messaggio sotteso al significato superficiale della Bibbia. Poi, teoria scientifica avanzata come congettura per la dimostrazione empirica.
Kerygma (greco). Termine adoperato dai cristiani greci per indicare la dottrina pubblica della Chiesa basata sulla scrittura, che può essere espressa adeguatamente con parole, diversamente dal dogma (vedi), che non può esserlo.
Kether Elyon (ebraico, “corona suprema”). La prima sefìrah (vedi) nel mito cabalistico della creazione e rivelazione, che emerge dalle profondità insondabili di En Sof (vedi) come “fiamma oscura”. Nota anche come il “Nulla”, poiché non coincide con nessuna categoria intelligibile per gli esseri umani.
Kethuvim (ebraico). Gli Scritti, terza categoria della Bibbia ebraica; il loro canone comprendeva i libri di Cronache, Esdra, Neemia, Ester, Giobbe, e quelli sapienziali attribuiti a Salomone: Proverbi, Ecclesiaste e Cantico dei Cantici.
Lectio divina (latino): Studio Sacro, la pratica monastica della lettura lenta e meditata della Bibbia, identificata con l’esperienza di atti e momenti di ekstasis (vedi).
Logos (greco). “Ragione”, “definizione”, “parola”. Il Logos divino era identificato con la Sapienza (vedi) e col Verbo di Dio che creava ogni cosa esistente, e aveva comunicato con gli uomini nel corso della storia. Nel prologo del Vangelo di Giovanni si dice che il Verbo si era incarnato in Gesù di Nazareth.
Malkuth (ebraico, regno). L’ultima sefìrah (vedi) del mito cabalistico della creazione e rivelazione; detta anche Shekhinah (vedi), la presenza divina sulla terra.
Maskilim (ebraico, gli “illuminati”). Seguaci dell’illuminismo ebraico che volevano privatizzare la loro religione, rendendola una fede razionalistica e partecipando alla cultura dei Gentili (vedi).
Messia (ebraico meshiah, l’unto). Termine originariamente applicato a chiunque avesse ricevuto un compito speciale da Dio, in particolare il re, che veniva unto durante l’incoronazione e diveniva “figlio di Dio”. Ma il termine era usato anche per profeti e sacerdoti, nonché per Ciro, sovrano di Persia, colui che aveva permesso agli ebrei di tornare nel regno di Giuda e di ricostruire il loro tempio dopo il lungo esilio babilonese. Nel I secolo d.C, alcuni ebrei aspettavano un meshiah che riscattasse Israele, assistendo Jahvé negli “ultimi giorni” e fondando il suo regno sulla terra. I cristiani credevano che Gesù fosse questo messia.
Midrash (ebraico). Deriva da darash (vedi); esegesi, interpretazio-ne, con connotazioni di ricerca e indagine.
Mishnah (ebraico, apprendimento per ripetizione). Testo ebraico composto tra 135 e 200 d.C, consistente in una raccolta di tradizioni orali e decreti legali rabbinici.
Misnagdim (ebraico). Gli “oppositori” degli Hasidim (vedi).
Mythos (greco, mito). Racconto che non intendeva essere storico o fattuale, ma esprimeva il significato di un evento o di una narrazione, incorporandone la dimensione eterna, senza tempo. Possiamo descrivere un mito come un’occorrenza accaduta in un certo senso una volta, ma che accade sempre. Lo si è inoltre spiegato come prima forma di psicologia, che descriveva il mondo labirintico e misterioso della psiche.
Netsakh (ebraico, “pazienza”). La settima sefirah (vedi) del mito cabalistico della creazione e rivelazione.
Neviim (ebraico). I “Profeti”, la seconda categoria della Bibbia ebraica.
Ousia (greco). L’”essenza” di Dio, che trascende la nostra comprensione, resta del tutto inconoscibile per gli esseri umani e non è menzionata nella Bibbia. Non è dissimile dall’En Sof (vedi). Ciononostante, nelle scritture Dio si rivela nelle tre dynameis (vedi): Padre (vedi), Logos (vedi) e Spirito Santo (vedi).
Padre. Il titolo con cui Gesù sembra si rivolgesse a Dio; in seguito identificato dai cristiani come prima dynameis (vedi) della Trinità.
Pardes. Parola originariamente persiana che indicava un “orto” ma denotava anche il superiore stato mistico associato al “paradiso”. Poi il pardes è diventato un metodo dell’esegesi cabalistica delle
scritture, interpretate secondo i sensi Peshat (letterale), Remez (allegorico), Darash (morale) e Sod (mistico). (Vedi le singole parole). Ciò serviva per l’ascesa spirituale verso la divinità.
Pentateuco. I primi cinque libri della Bibbia, detti anche Torah: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio.
Peshat (ebraico). Senso letterale delle scritture nell’esegesi cabalistica del Pardes.
Pesher (ebraico, decifrazione). Forma esegetica, usata dalla setta di Qumran e dai primi cristiani, che interpretava le intere scritture come codice di riferimento alla loro comunità negli “ultimi giorni”.
Pistis (greco). La virtù della “fiducia”, spesso tradotta con “fede”.
Polis (greco). Una città-stato.
Rachamin (ebraico, compassione). La quarta sefirah (vedi) nel mito cabalistico della creazione e rivelazione. Talora detta Tifereth (vedi, “grazia”).
Remez (ebraico, allegoria). Il secondo senso della scrittura nell’esegesi cabalistica Pardes.
Rottura dei vasi. Concetto della cabala lurianica (vedi) che descrive la catastrofe primordiale, quando le scintille della luce divina caddero sulla terra e rimasero intrappolate nella materia.
Sapienza. Vedi Hokhmah.
Sefarditi. Gli ebrei di Spagna.
Sefer Torah (ebraico). Il “rotolo della legge” scoperto dai riformatori del VII secolo, al tempo di Giosia, che si pretendeva fosse il documento consegnato a Mosè sul monte Sinai.
Sefirah; Sefiroth (ebraico, “enumerazioni”). Le dimensioni intcriori della psiche divina; gli attributi di Dio, che non erano astrazioni remote, ma potenze dinamiche. Nel mito cabalistico, le dieci sefiroth erano le emanazioni (vedi) o fasi dell’autorivelazione divina. Esse si suddividevano in tre sefiroth “superiori”: Kether Elyon (vedi), Hokhmah (vedi) e Binah (vedi), e sette sefiroth “inferiori”: Racha-min/Tiferet (vedi), Din (vedi), Hesed (vedi), Netsakh (vedi), Hod (vedi), Yesod (vedi), e Malkuth/Shekhinah (vedi).
Shalom (ebraico). Spesso tradotto con “pace”, ma più accuratamente sarebbe “integrità, completezza”.
Shekhinah (ebraico). Deriva dal verbo shakan, piantare le tende, vivere da accampato. La presenza divina sulla terra, termine impiegato dai rabbini per distinguere l’esperienza di Dio dalla realtà ineffabile. Per i cabalisti, la Shekhinah era la decima sefirah, di genere femminile, che era stata esiliata dal resto delle sefiroth e vagava in eterno sulla terra.
Sinottici (greco, “vedere insieme”). I tre vangeli di Marco, Matteo e Luca, che condividevano in senso lato la stessa teologia e concezione di Gesù.
Sod (ebraico). Il senso “mistico” della scrittura nell’esegesi cabalistica Pardes.
Sola scriptura (latino). Soltanto la scrittura! Parola d’ordine della Riforma protestante.
Spirito Santo. Parole usate dai rabbini dell’epoca talmudica, spesso in modo intercambiabile con Shekhinah (vedi), per denotare la presenza divina sulla terra; la maniera per distinguere il Dio di cui facciamo esperienza dalla divinità totalmente trascendente che ci elude sempre. Nel cristianesimo, questa presenza divina è diventata una delle tre dynameis (vedi) evocate dalle scritture, la quale, insieme al Padre e al Logos, costituisce la rivelazione di Dio come Trinità.
Talmud (ebraico, studio della dottrina). Il termine si riferisce a due scritture, lo Yerushalmi, o Talmud di Gerusalemme, completato all’inizio del V secolo d.C, e il Bavli, o Talmud babilonese, completato nel VI secolo. Entrambi avevano forma di gemara (“commento”) (vedi) sulla Mishnah (vedi).
Tanakh (acronimo ebraico). La Bibbia ebraica, che constava della Torah (vedi), dei Neviim (vedi) e dei Kethuvim (vedi): Legge, Profeti e Scritti.
Tanna; Tannaim (ebraico, “dicitore, ripetitore”). Studiosi rabbinici che collazionavano la Mishnah (vedi).
Teofania (greco). Una rivelazione di Dio.
Testo (latino, textus). Uno scritto “intrecciato” in una miriade di fili, in un ordito di realtà e significati.
Theoria. Contemplazione, meditazione.
Tifereth (ebraico, “grazia, bellezza”). La quarta sefirah (vedi) nel mito cabalistico della creazione e rivelazione; spesso detta Racha-min(vedi).
Tikkun (ebraico). Il “ripristino” della Shekhinah (vedi) al resto delle sefiroth (vedi), degli ebrei nella loro patria, del mondo nel suo stato corretto, della scrittura con la sua grazia e spiritualità originarie. Gli ebrei potevano ripristinare queste cose mediante l’ossequioso rispetto della Torah, dell’esegesi Pardes (vedi) e dei riti cabalistici.
Timorati di Dio. Simpatizzanti pagani e gentili, membri onorali delle sinagoghe, variamente impegnati.
Torah (ebraico). Spesso tradotta semplicemente con “legge”, deriva da un verbo che significa istruire, insegnare o guidare. Nella Bibbia, essa includeva la guida di Dio nel mondo e le parole da Lui usate per formularla. Perciò, si riferisce sovente al Pentateuco, che consiste nei racconti che rivelano la tutela, oltre che la legislazione, divina. In seguito, la si è collegata alla Sapienza (Hokhmah, vedi) e al Verbo che hanno creato il mondo: così, Torah è divenuto sinonimo di conoscenza superiore e bontà trascendente.
Vangelo. Letteralmente “la buona novella”. La proclamazione (greco, evangelion) della Chiesa primitiva. Termine applicato anche alle varie biografie di Gesù.
Yerushalmi. Il Talmud di Gerusalemme (vedi).
Yeshivah; Yeshivoth (ebraico). Derivano dal verbo shivah: sedere. Una casa degli studi, una serie di aule annesse a una sinagoga, la scuola dove gli ebrei potevano studiare la Torah (vedi) e il Talmud (vedi).
Yesod (ebraico, “stabilità”). La nona sefirah (vedi) nel mito cabalistico della creazione e rivelazione.
Zeir Anpin (ebraico, l’impaziente). Per la cabala lurianica (vedi), il Dio rivelato nella Bibbia ebraica, consistente in sei delle sefiroth (vedi) inferiori. Siccome dopo la “rottura dei vasi” (vedi) aveva prevalso la Din (vedi), che non era più compensata da Hesed (vedi), nelle scritture Dio sembrava spesso irascibile e perfino violento. Scisso dalla Shekhinah, Zeir Anpin aveva assunto un inequivocabile aspetto maschile.
Zimzum (ebraico, “ritrarsi”). Nella cabala lurianica (vedi), il processo con cui, all’inizio della creazione, En Sof (vedi) si restrinse per fare spazio al cosmo.