Yehoshua bar Yosef

Giugno 24, 2008

Il cristiano e la morte

Elisabeth Kübler Ross (Zurigo, 8 luglio 1926 – Scottsdale, 24 agosto 2004) è stata un medico, psichiatra e docente di medicina comportamentale svizzera.

Elisabeth ha messo a punto uno strumento (un modello a 5 fasi) che permette di capire le dinamiche psicologiche più frequenti della persona a cui è stata diagnosticata una malattia grave. Da sottolineare che si tratta di un modello a fasi, e non a stadi, per cui le fasi possono anche alternarsi, presentarsi più volte nel corso del tempo, con diversa intensità, e senza un preciso ordine, dato che le emozioni non seguono regole particolari, ma anzi come si manifestano, così svaniscono, magari miste e sovrapposte. Anche se la maggior parte delle persone sembra vivere le fasi secondo l’ordine in cui vengono descritte, non si tratta di un percorso “evolutivo a stadi”, per cui le fasi possono manifestarsi in qualsiasi ordine e ripresentarsi successivamente, ma anche presentarsi sovrapposte.

  • Fase della Negazione o del rifiuto: “Ma è sicuro, dottore, che le analisi sono fatte bene?”, “Il laboratorio deve aver confuso le mie analisi con quelle di qualcun altro. Non è possibile che si tratti di me, non può succedere a me”, “Non è possibile, si sbaglia!”, “Non ci posso credere”, sono le parole più frequenti di fronte alla diagnosi di una patologia organica grave; questa fase è caratterizzata dal fatto che il paziente rifiuta la verità e ritiene impossibile di avere proprio quella malattia. Molto probabilmente il processo di negazione del proprio stato può essere funzionale al malato per proteggerlo da un’eccessiva ansia per la propria morte e per prendersi il tempo necessario per organizzarsi. È una difesa, che però diventa sempre più debole, con il progredire della malattia, qualora non s’irrigidisca e non raggiunga livelli patologici di disagio psichico.
  • Fase della rabbia: Dopo la negazione iniziano a manifestarsi emozioni forti quali rabbia e paura, che esplodono in tutte le direzioni, investendo i familiari, il personale ospedaliero, Dio. La frase più frequente è “perché proprio a me?”. È una fase molto delicata dell’iter psicologico e relazionale del paziente. Rappresenta un momento critico che può essere sia il momento di massima richiesta di aiuto, ma anche il momento del rifiuto, della chiusura e del ritiro in sé.
  • Fase del patteggiamento: Quando si accorgono che la rabbia non li porta da nessuna parte, allora iniziano a patteggiare. Dicono: “Magari se ricomincio ad andare in chiesa e mi rimetto a pregare, il mio cancro se ne andrà”. Oppure: “Magari se mi comporto meglio con i figli, i miei reni miglioreranno”. In questa fase la persona inizia a verificare cosa è in grado di fare, ed in quale progetti può investire la speranza, iniziando una specie di negoziato, che a seconda dei valori personali, può essere instaurato sia con le persone che costituiscono la sfera relazione del paziente, sia con le figure religiose. “se prendo le medicine, crede che potrò vivere fino a…”, “se guarisco, farò…”. In questa fase, la persona riprende il controllo della propria vita, e cerca di riparare il riparabile.
  • Fase della depressione: Quando non vedono alcun risultato iniziano a rendersi conto che la musica è finita e che stanno davvero per morire. A questo punto inizia la depressione. Rappresenta un momento nel quale il paziente inizia a prendere consapevolezza delle perdite che sta subendo o che sta per subire e di solito si manifesta quando la malattia progredisce ed il livello di sofferenza aumenta. Questa fase viene distinta in due tipi di depressione: una reattiva ed una preparatoria. La depressione reattiva è conseguente alla presa di coscienza di quanti aspetti della propria identità, della propria immagine corporea, del proprio potere decisionale e delle proprie relazioni sociali, sono andati persi. La depressione preparatoria ha un aspetto anticipatorio rispetto alle perdite che si stanno per subire. In questa fase della malattia la persona non può più negare la sua condizione di salute, e inizia a prendere coscienza che la ribellione non è possibile, per cui la negazione e la rabbia vengono sostituite da un forte senso di sconfitta. Quanto maggiore è la sensazione dell’imminenza della morte, tanto più probabile è che la persona viva fasi di depressione.
  • Fase dell’accettazione: E’ uno stadio di grande calma spirituale e di tranquillità e persino di luce. Chi ha accettato la morte ha la luce dentro di sè. E’ come se fossero già morti e fossero risorti in un certo qual senso psicospirituale. E’ una cosa molto bella da vedere. Quando il paziente ha avuto modo di elaborare quanto sta succedendo intorno a lui, arriva ad un’accettazione della propria condizione ed a una consapevolezza di quanto sta per accadere; durante questa fase possono sempre e comunque essere presenti livelli di rabbia e depressione, che però sono di intensità moderata. In questa fase il paziente tende ad essere silenzioso ed a raccogliersi, inoltre sono frequenti momenti di profonda comunicazione con i familiari e con le persone che gli sono accanto. È il momento dei saluti e della restituzione a chi è stato vicino al paziente. È il momento del “testamento” e della sistemazione di quanto può essere sistemato, in cui si prende cura dei propri “oggetti” (sia in senso pratico, che in senso psicoanalitico). La fase dell’accettazione non coincide necessariamente con lo stadio terminale della malattia o con la fase pre-morte, momenti in cui i pazienti possono comunque sperimentare diniego, ribellione o depressione.

La maggior parte della gente non muore in questa bella quinta fase dell’accettazione. Muore in preda al rifiuto, alla collera, al patteggiamento o alla depressione. Il motivo sta nel fatto che l’elaborazione del lutto, della depressione è così dolorosa e difficile che quando vi arrivano si ritraggono normalmente nel rifiuto, nella collera o nel patteggiamento.

Ora la domanda è, in funzione della distinzione fatta qua come reagirebbero i due tipi di cristiani di fronte alla morte? (In realtà il discorso varrebbe sia per se stessi che per chi si ama).

Il cristiano di primo livello (il vero cristiano, quello perfetto) salta tutti gli stadi e và all’ultimo. Il cristiano perfetto non teme la morte, sà di esistere sulla Terra per prepararsi alla morte e che la morte non è la fine ma l’inizio.
Il problema è che di cristiani perfetti ce ne sono ben pochi, per cui come reagisce il cristiano “normale”?
Il cristiano normale si passa tutti gli stadi, esattamente come un ateo (chi non crede a Dio) e un agnostico (chi non si pone nessuna questione in merito a Dio, nè se esiste e nè se non esiste), ma con la differenza che o indebolisce la propria fede (magari la perde pure) o la rafforza.

Il cristiano di secondo livello è un uomo, non ha la forza (o ne ha pochissima) data dallo Spirito Santo e dalla propria fede in Dio, per cui non è schermato dalle difficoltà materiali e mentali della vita.

  • Fase della Negazione o del rifiuto, magari durerà di meno per il cristiano di secondo livello, ma non possiamo negare che non ne è immune;
  • Fase della rabbia, in questa fase molti cristiani di secondo livello indeboliscono la propria fede. Attribuire la colpa a Dio per quello che capita loro significa non aver capito un cazzo di nulla;
  • Fase del patteggiamento, molto forte per i cristiani di secondo livello. Ci si butta anima e corpo nella preghiera (se non si è persa la fede nello stadio precedente). E’ una fase rischiosa, spesso si alterna con la “fase di rabbia” quando si vede che pregando non si ottiene quello che si vuole. L’uomo sbaglia quando crede che Dio sia un nostro servo, quando Dio DEVE fare quello che noi gli chiediamo. Per molti Dio esiste solo per esaudire i nostri desideri e se non lo fa o è cattivo o non esiste. Il cristiano perfetto mai farebbe ragionamenti del genere;
  • Fase della depressione, fase che anche il cristiano di secondo livello subisce… ma è anche vero che sà venirne fuori avendo una marcia in più rispetto agli atei e agli agnostistici: La speranza in Dio;
  • Fase dell’accettazione, fase che anche un cristiano di secondo livello può saper raggiungere senza tantissime difficoltà.

Si ritorna sempre sul solito discorso della “perfezione”. L’uomo perfetto è l’uomo che è vissuto migliorandosi e conoscendo se stesso per poter conoscere meglio il mondo e Dio. La perfezione è una preparazione che deve accumunare tutti i cristiani e spingerli dal secondo livello al primo.

Chi crede in Dio non assaporerà mai la morte, diceva Gesù… perchè chi ha veramente fede non vede la morte come la fine, ma l’inizio.

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