Yehoshua bar Yosef

Giugno 22, 2008

L’evoluzione della cristologia

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L’evoluzione della cristologia, dalle sue origini fino alle credenze cattoliche ufficiali di oggi, è stata veramente allucinante, come si può desumere dallo schema che segue:

Evoluzione storica della definizione e delle caratteristiche della presunta personalità divina di Gesù

Tra virgolette c’è la “fonte” e subito dopo la visione proclamata della personalità di Gesù Cristo

  • “Gesù di Nazareth” : Non si è mai autodefinito come divino o figlio di Dio, bensì «Figlio dell’uomo».
  • “Apostoli” : Lo considerarono un essere umano, profeta e messia, senza personalità divina.
  • “Paolo” Lettere (anni 51-63) : Mentre il Cristo celestiale assume la presenza fisica nel corpo di Gesù, questi non mantiene attributi divini, e li recupera solo dopo la resurrezione.
  • “Docetismo” : Gesù non ha avuto natura carnale, è stato sempre divino e la sua umanità apparente.
  • “Giovanni” (Vangelo) (fine I decennio II secolo) : In Gesù si sono riuniti il divino e l’umano allo stesso tempo, il Gesù umano non ha mai cessato di essere consapevole della sua sostanza divina.
  • “Marcionismo” (Marcione, circa 85-160) : Cristo non ha avuto una nascita umana e il Dio dell’Antico Testamento non avrebbe mai potuto essere lo stesso Dio che appare nel Nuovo Testamento.
  • “Adozionismo” (II secolo) : Cristo è stato figlio adottivo di Dio a partire dal momento del suo battesimo, gli è stata conferita divinità, ma senza essere propriamente Dio.
  • “Origene” (circa 185-253): Solo il Padre in senso stretto è Dio; Figlio fu generato dal Padre ed è perciò un dio secondario.
  • “Arianesimo” (Arie, 256-336): Dio è unico. Il Figlio è una creatura generata dal Padre e non è veramente Dio ma solo nella misura in cui partecipa alla grazia divina; dunque, il Figlio non è della stessa sostanza del Padre.
  • “Concilio di Nicea” (325): Il Figlio è consustanziale con il Padre.
  • “Apollinarismo” (Apollinare, circa 310-390): Il Verbo divino si unisce in Gesù-Cristo con una umanità incompleta, cioè usando il corpo di Gesù ma non la sua anima razionale, che ha sostituito.
  • “Nestorianesimo” (Nestorio, m. 451): Le due nature di Cristo incarnato si sono mantenute inalterate e separate durante la «congiunzione».
  • “Monofisismo” (Eutiche, circa 378-454): Cristo proviene da due diverse nature, ma sussiste solo in una, la divina, che assorbe quella umana.
  • “Monotelismo” (metà VII secolo): Cristo ha avuto due nature, divina e umana, ma una sola volontà.
  • “Concilio Lateranense” (649) e di “Costantinopoli III” (680): Cristo ha sempre avuto due nature e due volontà.

È completamente assurdo e scandaloso che un uomo come Gesù, che nessuno ai suoi tempi — nemmeno i discepoli, la famiglia, o egli stesso – ha considerato altro che un semplice umano, benché eccezionale e investito da una missione messianica, si sia convertito in divino, consustanziale con Dio, solo perché sono passati i secoli e grazie alle elucubrazioni di personaggi tanto savi quanto inutili.

Gli adozionisti del primo cristianesimo

Sappiamo che nel II e nel III secolo diversi gruppi cristiani avevano una concezione «adozionista» di Cristo. La dottrina è definita adozionista perché, secondo i suoi sostenitori, Gesù non era divino, bensì un essere del tutto umano, che Dio aveva «adottato» come figlio al momento del suo battesimo.

Uno dei gruppi più conosciuti del cristianesimo primitivo che propugnava una cristologia adozionista fu la setta giudeocristiana i cui membri erano noti come «ebioniti». Non sappiamo con certezza perché fossero chiamati così. L’origine del nome potrebbe essere stata un’autode-signazione basata sul termine ebraico ebyon, che significa «povero». Questi seguaci di Gesù imitavano forse i primi discepoli rinunciando a ogni cosa per la loro fede e diventando volontariamente poveri per amore degli altri.
Qualunque fosse l’origine del loro nome, le tesi del gruppo sono riferite con chiarezza nelle nostre antiche testimonianze, scritte soprattutto dai loro nemici, che li consideravano eretici. Questi seguaci di Gesù erano, come lui, ebrei; a distinguerli dagli altri cristiani era la loro convinzione che, per seguire Gesù, fosse necessario essere ebrei. Per gli uomini ciò comportava la circoncisione. Per uomini e donne significava rispettare la legge ebraica data da Mosè, inclusi i precetti sull’alimentazione kasher e l’osservanza del sabato e delle festività ebraiche.
In particolare, gli ebioniti si distinguevano dagli altri cristiani perché consideravano Gesù il messia ebraico. Essendo rigorosamente monoteisti, credevano che Dio potesse essere soltanto uno, sostenevano che Gesù non fosse divino, bensì un essere umano non diverso nella sua «natura» dal resto di noi. Nato dall’unione sessuale dei suoi genitori, Giuseppe e Maria, partorito come chiunque altro (sua madre non era vergine) e poi allevato in una casa ebraica. A renderlo diverso da tutti gli altri era il suo essere più retto nel seguire la legge ebraica; a causa della sua grande rettitudine, Dio lo aveva adottato come figlio al suo battesimo, quando una voce era giunta dal cielo annunciando che egli era il figlio di Dio. Da quel momento, Gesù si era sentito chiamato a compiere la missione cui Dio lo aveva destinato: morire sulla croce, come giusto sacrificio per i peccati degli altri. In fedele obbedienza alla sua vocazione lo fece e Dio onorò il suo sacrificio resuscitandolo dai morti e innalzandolo al cielo, dove si trova ancora in attesa di tornare come giudice sulla terra.
Secondo gli ebioniti, dunque, Gesù non era preesistente, non era nato da una vergine, non era egli stesso divino. Era un uomo giusto, eccezionale, che Dio aveva scelto e posto in un rapporto particolare con se stesso.
In risposta alle teorie adozioniste, i cristiani proto-ortodossi sostenevano che Gesù non era «meramente» umano, bensì era divino, in un certo senso Dio stesso. Era nato da una vergine, era più giusto di chiunque altro perché era diverso per natura e al suo battesimo Dio non lo aveva reso suo figlio (per adozione), ma aveva soltanto affermato che era suo figlio, come lo era dall’eternità.

I docetisti del primo cristianesimo

All’estremo teologico opposto rispetto agli ebioniti giudeocristiani e alla loro cristologia adozionista si trovavano gruppi di cristiani noti come docetisti. Il nome deriva dalla parola greca dokeo, che significa «sembrare» oppure «apparire». I docetisti sostenevano che Gesù non fosse un essere di natura umana, ma solo (e soltanto) di natura divina; la sua umanità era solo una «sembianza» o «apparenza», dava l’impressione di sentire fame, sete e dolore, di sanguinare, di morire. Dal momento che Gesù era Dio, non poteva essere veramente uomo. Era solo sceso sulla terra con «sembianze» umane.

II docetista forse più famoso dei primi secoli del cristianesimo è il filosofo e maestro Marcione. Sappiamo molte cose su Marcione perché Padri della Chiesa proto-ortodossi, come Ireneo e Tertulliano, consideravano le sue dottrine un’autentica minaccia e per questo ne scrissero in maniera diffusa. In particolare, conserviamo ancora un’opera in cinque volumi di Tertulliano, intitolata Contro Marcione, in cui la sua interpretazione della fede è spiegata e attaccata in dettaglio. Questo trattato polemico consente di distinguere le linee principali del pensiero di Marcione.
Marcione sembrava essersi ispirato all’apostolo Paolo, che considerava l’unico vero seguace di Gesù. In alcune delle sue lettere, Paolo distingue fra la legge e il vangelo, sostenendo che una persona viene resa accetta a Dio per la fede in Cristo (il vangelo) e non per il compimento delle opere prescritte dalla legge ebraica. Per Marcione questa contrapposizione fra il vangelo di Cristo e la legge di Mosè era assoluta, al punto che il Dio che aveva dato la legge non poteva certo essere lo stesso che aveva dato la salvezza del Cristo.
In altre parole, erano due divinità diverse. Il Dio dell’Antico Testamento era quello che aveva creato il mondo, scelto Israele come suo popolo, cui aveva dato la sua legge severa. Quando esso la violava (come accadeva), lo puniva con la morte. Gesù veniva da un Dio superiore, inviato a salvare gli uomini dal Dio irato degli ebrei. Non appartenendo a questo altro Dio, creatore del mondo fisico, Gesù stesso non poteva essere parte di questo mondo fisico. Di conseguenza, non poteva essere stato partorito né avere un corpo fisico, sanguinare o morire veramente.
Tutte queste cose non erano che apparenza. Tuttavia, poiché Gesù sembrava morire (un sacrificio in apparenza perfetto), il Dio degli ebrei accettava la sua morte come ammenda per i peccati. Tutti coloro che lo credono saranno salvati da questo Dio.
Gli autori proto-ortodossi come Tertulliano confutarono con energia questa teologia, asserendo che, se Cristo non fosse stato un vero essere umano, non avrebbe potuto salvare altri esseri umani, che se non avesse davvero sparso il suo sangue, esso non avrebbe potuto portare salvezza, che se non fosse morto davvero, questa morte «apparente» non avrebbe giovato a nessuno. Tertulliano e altri presero dunque posizione sostenendo con forza che Gesù, pur essendo di natura divina (a dispetto di ciò che affermavano gli ebioniti e altri adozionisti) era anche umano. Era fatto di carne e sangue e poteva sentire dolore; sanguinò e morì davvero, fu davvero, tìsicamente, resuscitato dai morti, e davvero, fisicamente, salì al cielo, dove ora si trova in attesa di tornare, fisicamente, in gloria.

I separazionisti del cristianesimo antico

Un terzo ambito di interesse per i cristiani proto-ortodossi del II e III secolo riguardava i gruppi che consideravano Cristo non unicamente umano (come gli adozionisti) né unicamente divino (come i docetisti), bensì riconoscevano in lui due esseri, uno del tutto umano e l’altro del tutto divino. Potremmo definirla una cristologia «separazionista» perché divideva in due Gesù Cristo: l’uomo Gesù (solo umano) e il Cristo divino (solo divino).
Quasi tutti i fautori di questa concezione sostenevano che l’uomo Gesù era stato temporaneamente abitato dall’essere divino Cristo, che gli aveva permesso di compiere miracoli e impartire insegnamenti ma, prima della sua morte, lo aveva abbandonato, costringendolo ad affrontare da solo la crocifissione.

In genere la cristologia separazionista era propugnata da gruppi di cristiani che gli studiosi hanno denominato gnostici. Il termine «gnosticismo» deriva dalla parola greca gnosis, conoscenza, e si riferisce a un’ampia gamma di gruppi di cristiani primitivi che enfatizzavano l’importanza della conoscenza segreta per la salvezza.
La maggior parte di questi gruppi riteneva che il mondo fisico in cui viviamo non fosse la creazione dell’unico vero Dio, bensì la conseguenza di un disastro nel regno divino, in cui uno fra i (molti) esseri divini era stato escluso per qualche misteriosa ragione dai luoghi celesti. Dopo la sua caduta dalla divinità, questo dio minore aveva creato il mondo fisico e aveva catturato e imprigionato in corpi umani qui sulla terra la scintilla divina che alcuni esseri umani hanno dentro di sé. Essi hanno bisogno di venire a sapere la verità su chi sono, da dove provengono, come sono arrivati qui e come possono tornare. Apprendere questa verità li condurrà alla salvezza.
Si tratta di una verità fatta di dottrine segrete, «conoscenza» {gnosis) esoterica, che può essere impartita solo da un essere divino del regno dei cieli. Per gli gnostici cristiani, Cristo è questo essere divino che rivela le verità della salvezza; in molte concezioni gnostiche il Cristo entrò nell’uomo Gesù al suo battesimo, gli conferì i poteri del suo ministero e poi, alla fine, lo lasciò morire sulla croce. Per questo Gesù esclamò: «Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?». Agli occhi di questi gnostici, il Cristo aveva letteralmente abbandonato Gesù (o lo aveva «lasciato dietro di sé»), ma dopo la sua morte lo aveva resuscitato dai morti come ricompensa per la sua fedeltà, e per suo tramite aveva continuato a insegnare ai suoi discepoli le verità segrete che possono condurre alla salvezza.
I cristiani proto-ortodossi trovavano questa dottrina falsa sotto ogni aspetto. Il mondo fisico, infatti, non è un luogo malvagio derivato da un disastro cosmico, bensì la buona creazione dell’unico vero Dio. La salvezza viene dalla fede nella morte e nella resurrezione di Cristo, non dall’apprendimento della segreta gnosis che può chiarire la verità della condizione umana. E, ciò che più importa ai nostri fini in questa sede, per i proto-ortodossi Gesù Cristo non è due, bensì un unico essere, divino e umano a un tempo.

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