Yehoshua bar Yosef

Giugno 22, 2008

Concilio di Nicea (del 325)

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Il Primo concilio di Nicea è stato il primo concilio ecumenico (ossia concilio universale di tutta la Chiesa cristiana, e quindi occupa un posto di preminenza anche rispetto al Concilio di Gerusalemme citato negli Atti degli apostoli) del mondo cristiano, secondo la prassi del Concilio di Gerusalemme di età apostolica. Convocato (e presieduto) dall’imperatore Costantino I.

Le decisioni prese dal concilio – con una amplissima maggioranza: solo Teona di Marmarica e Secondo di Tolemaide votarono contro – furono essenzialmente tre:
Su proposta di Eusebio di Cesarea si arrivò ad una dichiarazione di fede, che ricevette il nome di simbolo niceno o credo niceno. Il simbolo, che rappresenta ancora oggi un punto nodale delle celebrazioni cristiane, stabilì esplicitamente la dottrina dell’homooùsion, cioè della consustanzialità del Padre e del Figlio: nega che il Figlio sia creato (genitum, non factum), e che la sua esistenza sia posteriore al Padre (ante omnia saecula). In questo modo, l’arianesimo viene negato in tutti i suoi aspetti. Inoltre, viene ribadita l’incarnazione, morte e resurrezione di Cristo, in contrasto alle dottrine gnostiche che arrivavano a negare la crocifissione.
Venne dichiarata ufficialmente la nascita virginale di Gesù, definita nel simbolo niceno: [Gesù] nacque da Maria Vergine. In realtà la nascita verginale di Gesù era già affermata nel vangelo di Matteo, pertanto nel simbolo niceno essa venne solo ribadita.
Fu condannata come eretica la dottrina cristologica elaborata da Ario, che sosteneva che Gesù non avesse natura divina come il Padre.

L’imperatore fece trasmettere le decisioni del concilio a tutti i vescovi cristiani esortandoli ad accettarle, sotto la minaccia dell’esilio.

Alla fine del concilio vennero stabiliti i seguenti canoni (cioè, “regole”):

  • 1. proibizione dell’ auto-castrazione; (vedi Origene)
  • 2. definizione di un termine minimo per la ammissione dei neo-catecumeni nella Chiesa;
  • 3. proibizione della presenza di donne nella casa di un chierico;
  • 4. ordinazione di un vescovo in presenza di almeno tre vescovi della provincia, subordinata alla conferma da parte del vescovo metropolita;
  • 5. sugli scomunicati, e sull’obbligo di tenere almeno due sinodi all’anno in ciascuna provincia;
  • 6. preminenza dei Vescovi di Roma e Alessandria;
  • 7. riconoscimento di particolare onore per il vescovo di Gerusalemme;
  • 8. riconoscimento dei Novaziani;
  • 9–14. provvedimento di clemenza verso coloro che hanno rinnegato il Cristianesimo durante la persecuzione di Licinio;
  • 15–16. proibizione di trasferimento di presbiteri e vescovi dalle loro città;
  • 17. proibizione dell’usura fra i chierici;
  • 18. precedenza di vescovi e presbiteri sui diaconi nel ricevere l’Eucaristia;
  • 19. dichiarazione dell’invalidità del battesimo ordinato da Paolo di Samosata (vedi eresia adozionista); dichiarazione che le donne diacono sono da considerarsi come i laici;
  • 20. proibizione di inginocchiarsi durante la liturgia della domenica e nei giorni pasquali, fino alla Pentecoste.

Il 25 luglio 325 il Concilio si concluse, e i Padri convenuti celebrarono il ventesimo anniversario di regno dell’imperatore. Nel suo discorso conclusivo, Costantino confermò la sua preoccupazione per le controversie cristologiche e sottolineò la sua volontà che la Chiesa vivesse in armonia e pace. In una lettera fatta circolare nella prima festa della Pasqua, annunciò la raggiunta unità di fatto dell’intera Chiesa.

N.B.: Gaio Flavio Valerio Aurelio Costantino in latino: Gaius Flavius Valerius Aurelius Constantinus conosciuto come Costantino I e Costantino il Grande, fu imperatore romano dal 306 al 337. Costantino è una delle figure più importanti dell’Impero romano, in quanto il suo regno sancì l’inizio dell’alleanza tra stato e chiesa cristiana che caratterizzerà gli ultimi due secoli dell’impero. Fa uccidere suo suocero Massimiano e poi figlio Flavio Crispo, ingiustamente accusato dalla matrigna Fausta, la quale paga a sua volta con la vita questa calunnia. Si converte al cristianesimo, salvo farsi battezzare solo in punto di morte.

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