Yehoshua bar Yosef

Giugno 16, 2008

Salute e guarigione

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Salute, pulizia e igiene godevano di un’importanza vitale presso i Giudei palestinesi del I secolo d.C. La pulizia era considerata un dovere religioso: l’uomo doveva rispettare il suo corpo che era stato creato a immagine di Dio. Le leggi sulla pulizia riguardavano sia il singolo che la comunità. Bisognava fare regolarmente il bagno e lavarsi sempre le mani prima di mangiare; non si poteva tenere la casa sporca, col pericolo di diffondere malattie; le norme sulla dieta intendevano evitare l’uso di cibi impuri. Secondo un detto rabbinico, «tre sono le cose che non entrano nel corpo ma gli procurano benefici: lavarsi, ungersi, fare del movimento». Era esaltata la moderazione; si diceva anche: «In otto cose l’eccesso è pericoloso e la moderazione benefica: i viaggi, il rapporto sessuale, la ricchezza, il lavoro, il vino, il sonno, l’acqua calda e i salassi».
Malgrado le misure prese per tutelare la salute, nel I secolo vi erano in Palestina molte malattie. Il Nuovo Testamento nomina la paralisi, l’epilessia, la cecità, la sordità, la febbre e la terribile lebbra. Vi si trovano anche molti riferimenti a «spiriti impuri»: come tutti i popoli antichi, i Giudei credevano negli spiriti maligni, che potevano possedere una persona e privarla non solo dell’autocontrollo, ma anche della rettitudine, e renderla peccatrice. In qualche caso la «possessione demoniaca» poteva essere un tipo di malattia mentale, come per esempio l’isteria.
Come la salute e la purezza appartenevano al regno di Dio, così la malattia apparteneva al regno di Satana. Essa veniva collegata col male, e considerata spesso l’effetto del peccato di chi si ammalava o dei suoi genitori. Ciò valeva specialmente nel caso di malattie «impure» come la lebbra, che comportavano il bando del sofferente dalla comunità, nem-
meno la Legge veniva in suo aiuto. Se una persona si ammalava, il tornare a star bene costituiva un dovere religioso. Il medico era una figura importante nella comunità, benché spesso si facesse giudicare troppo avido o troppo pigro. Ecco alcuni rimedi tipici, tratti dal Talmud, a base di erbe e prodotti locali: per la febbre, mangiare carne cotta su carboni ardenti; per l’asma, intridere di miele tre focacce e mangiarle in vino non allungato; per il catarro, sgocciolare del latte su tre gambi di cavolo e mescolarlo ad origano; per la cataratta, trovare uno scorpione a sette colori, polverizzarlo e applicare all’occhio un po’ di questa polvere.
Molti analoghi rimedi presentavano uno spiccato elemento di magia e superstizione, e in effetti spesso la gente si rivolgeva al miracolo quando la medicina comune falliva. Azioni di guarigione venivano operate da rabbini, e i taumaturghi abbondavano. Le loro tecniche prevedevano pratiche assai simili a quelle dei medici: l’imposizione delle mani sulla parte malata, l’uso della saliva ecc.
Anche l’esorcismo era praticato. Molti luoghi, come la piscina di Siloe, in Gerusalemme, erano rinomati per le loro speciali virtù curative.
Nei suoi interventi di guarigione, Gesù ricorreva a tecniche comuni ai taumaturghi e ai medici del suo tempo. Ma, contrariamente alla pratica comune, i suoi miracoli venivano spesso compiuti in privato. Egli non cercava di attrarre l’attenzione su di sé come guaritore carismatico, ma sulla potenza salvatrice di Dio, proclamata per suo tramite a tutta la creazione. La vittoria sulla malattia era il simbolo di una più vasta vittoria sulle forze del male, che doveva inaugurare un’epoca nuova: l’età messianica.

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