Yehoshua bar Yosef

Giugno 16, 2008

La legge

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Il dono della Legge fatto a Mosè sul Monte Sinai segnò il secondo momento importante nel piano divino di salvezza dell’umanità attraverso Israele. Esso consolidò il patto stabilito con Abramo, e costituì la prima espressione della fede in un Dio unico (monoteismo).
La Legge comprendeva i dieci Comandamenti e altri 613 precetti riguardanti il culto e la vita pratica. Tutti questi precetti furono trascritti nei primi cinque libri della Bibbia, il Pentateuco, e chiamati la Legge Scritta o la Torah. Torah non significava solo la Legge, ma l’intero contenuto di rivelazione racchiuso nella Bibbia.
Benché la Torah abbia molti punti di somiglianzà con il Codice babilonese di Ammurabi, essa occupa un posto unico nella storia delle religioni in quanto rappresenta il primo tentativo di legare la religione alla moralità, sia personale che sociale. L’idolatria è proibita e il monoteismo proclamato; la rettitudine e la giustizia sono poste alla base di ogni comportamento umano. È presa in considerazione la moralità sia sociale che individuale: vengono stabiliti i diritti dei lavoratori e degli schiavi; lo straniero non ebreo deve essere accolto e trattato come pari all’ebreo. Nel tentativo di adattare la Legge Scritta alla comprensione comune, nel mutare delle circostanze economiche, politiche e sociali, si moltiplicarono anche i commentari orali. Parecchi secoli dopo la rivelazione sul Sinai, durante l’esilio babilonese, gli scribi giudei si adoperarono per cercar di rendere la Legge più accessibile alla gente. A poco a poco si giunse ad elaborare un complesso di regole di interpretazione, con l’aiuto delle quali la Legge poteva essere commentata senza che i precetti venissero violati. Più tardi, dopo la distruzione del Tempio giudaico nel 70 d.C., la «Legge Orale» fu trascritta nel Talmud, che accese a sua volta molte discussioni.
La Legge quindi non era qualcosa di stabilito una volta per tutte, ma una tradizione vivente, donata da Dio, che doveva essere continuamente riveduta per rispondere alle esigenze
della vita. Col passare del tempo gli scribi cercarono di porre sotto la sua influenza aree di vita sempre più estese. Fin dall’inizio la Legge ebbe una funzione sociale. All’epoca del Secondo Tempio tutta la nazione giudaica, entro i confini di Cesare, era governata dai precetti della Legge. Per il giudeo medio la religione, nella forma della Legge, permeava tutti i settori della vita. Egli doveva osservare scrupolosamente il Sabato e le Feste, e pregare in momenti stabiliti della giornata, dovunque si trovasse; chi egli potesse o non potesse sposare era stabilito dalla Torah, a seconda della sua posizione in famiglia; non poteva far lavorare il suo servo per più di dieci ore al giorno, e, se egli stesso era un lavoratore salariato, la paga doveva essergli data prima del tramonto del sole, e le ore e condizioni di lavoro erano stabilite dalla Legge; se egli aveva dei problemi di proprietà o voleva citare in giudizio qualcuno per danni, era dal suo rabbino che doveva ricevere assistenza legale; rigorose erano le esortazioni alla pulizia, e considerato con orrore l’accostarsi al cibo senza essersi prima lavate le mani. Gesù stesso fu un giudeo devoto, che partecipava al culto nel Tempio e osservava feste e costumi giudaici. Egli riconosceva l’origine divina della Legge. Tuttavia era profondamente convinto che essa poteva diventare legalismo, obbe-dienza alla lettera più che allo spirito, all’esteriore più che all’essenziale. Se un uomo si ammalava di sabato, non doveva forse essere curato anche se ciò era proibito dalla Legge sul Sabato? Come già i profeti prima di lui, Gesù ricordava al popolo che l’amore era più importante delle regole di purificazione.
L’ideale dell’amore per il prossimo come compendio della Legge- era fermamente radicato nella morale giudaica. Gesù rafforzò questo insegnamento morale e, vietando la vendetta e predicando l’amore per i peccatori – che egli sempre interpellava di persona – e per i nemici, aggiunse e tolse qualcosa alla Legge, portandola al suo completo perfezionamento.

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