Alcuni gruppi giudei spiccatamente nazionalistici volevano cacciare i Romani con la forza. Il loro nazionalismo era legato alle loro convinzioni religiose: Dio era, come per tutti gli Ebrei, il Dio di Israele, rivelatesi attraverso la Legge, la cui funzione era in parte quella di mantenere i Giudei separati dai pagani. Gli Zeloti portarono questo fatto alle sue logiche conseguenze: ritenevano cioè che fosse peccaminoso mantenere Israele occupata da una potenza straniera, o anche aver qualsiasi contatto con i pagani. Essi attendevano la venuta dell’età messianica nell’immediato: alcuni credevano che una rivolta politica contro le forze straniere avrebbe affrettato l’avvento di un Messia celeste; altri attendevano un condottiero terreno, che avrebbe rovesciato l’oppressore anziché consegnare docilmente se stesso. Non riconoscendo altra autorità che quella di Dio, e rifiutando quella dell’uomo che rappresentava Cesare, essi credevano nell’azione diretta dell’uomo per inaugurare il Regno di Dio. Due erano i principali gruppi nazionalisti: gli Zeloti e i Sicari, un ramo estremista dei primi. Gli Zeloti erano impegnati a mantenere il culto del Tempio immune da qualsiasi influsso pagano; l’azione svolta da loro nel rifiutare ogni sacrificio offerto da un non-ebreo, e quindi dallo stesso Cesare, diede il via alla rivolta finale. I Sicari, invece, venivano dal popolo e credevano nella guerriglia: si trattava di un gruppo rivoluzionario. Il loro nome deriva da quello del pugnale, «sica», che usavano non solo negli attacchi contro i Romani, ma anche contro i collaborazionisti.
La prima insurrezione degna di nota si ebbe nel 6 d.C., per protesta contro la tassa imperiale istituita da Quirino. Fu capeggiata da Giuda il Galileo. La rivolta venne soffocata e i «combattenti della libertà» che sopravvissero si rifugiarono nel deserto, di lì ispirarono una serie di successive rivolte. Probabilmente non avevano bisogno di darsi molto da fare per esaltare le passioni del popolo ebreo, amaramente frustrato e accasciato sotto il peso delle tasse. L’oppressione romana si intensificò sotto Ponzio Pilato e i procuratori successivi. Le cose precipitarono nel 66 d.C., quando Eleazaro, capo degli Zeloti, e Menachen, figlio di Giuda e capo dei Sicari, ciascuno per conto proprio, incitarono allo sforzo finale contro l’oppressore, che avrebbe provocato l’intervento di Dio nella storia. Le condizioni erano divenute intollerabili e il popolo era pronto a tutto. L’inevitabile accadde: i Giudei, con tutto il loro coraggio, non potevano competere con la potenza militare dei Romani. Nella terribile guerra che seguì, decine di migliaia di ebrei furono massacrati, e la stessa città di Gerusalemme fu rasa al suolo nel 70 d.C.
Gli Zeloti e i Sicari compirono un estremo tentativo. Quando anche Gerusalemme fu perduta, si ritirarono in Masada, l’enorme fortezza costruita da Erode nel territorio desolato presso il Mar Morto. Come la fortezza fu espugnata dai Romani, essi scelsero il suicidio di massa piuttosto che diventare prigionieri dei pagani e sopravvivere alla distruzione dello Stato giudaico.
Giugno 15, 2008
Gli Zeloti
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